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La definizione di specifiche di prodotto chiare, dettagliate e misurabili rappresenta una fase critica nel processo di sviluppo di nuovi prodotti, poiché determina in modo inequivocabile le funzionalità attese, i vincoli progettuali e i criteri di accettazione che guideranno l’intero ciclo di vita del progetto. Tuttavia, in contesti caratterizzati dall’assenza di normative consolidate o dalla necessità di introdurre soluzioni tecnologiche innovative, la definizione di tali specifiche può risultare particolarmente complessa e soggetta a incertezze.

In questo articolo riportiamo due case study che mostrano come le simulazioni CAE siano in grado di supportare la definizione di specifiche tecniche per prodotti innovativi, trasformando desiderata qualitativi in requisiti misurabili.

Gli esempi rappresentano casi studio reali: un’analisi FEM su una cassetta in HDPE e un’analisi CFD su un macchinario per il raffreddamento della pasta; per entrambi vengono messi in evidenza i vantaggi che si ottengono nell’affiancare il progetto con le verifiche a calcolo.

Caso Studio 1: Cassetta HDPE per Bottiglioni

E’ stato richiesto di ridefinire il design di una cassetta in polietilene ad alta densità per il trasporto e lo stoccaggio di bottiglioni di acqua da 10litri.

La nuova configurazione deve resistere a impilamenti in numero superiore rispetto alla precedente soluzione, essere leggera, pulibile e compatibile con le versioni esistenti.

Questi però sono tutti desiderata qualitativi, non specifiche misurabili. Prima di poter svolgere una verifica a calcolo della nuova configurazione si è dovuto quindi identificare uno o più criteri oggettivi con cui guidare la fase di redesign.

Il primo passo, determinato dall’esigenze di rappresentazione a calcolo, è stato capire quale fosse la condizione più gravosa per il prodotto.

In questa fase, l’obiettivo non era ancora ottimizzare la forma, ma comprendere il fenomeno strutturale dominante. Prima di cercare la geometria migliore, abbiamo realizzato un’analisi per definire il carico massimo della cassetta nella versione esistente. È stata identificata come condizione più gravosa quella della cassetta posta alla base della pila, cioè quella che sopporta l’intero carico sovrastante. Per questo abbiamo analizzato il comportamento a post-buckling con analisi statica non lineare per grandi spostamenti e contatto.

Nel modello numerico una superficie rigida impone lo spostamento mentre la superficie inferiore è vincolata.

La risposta del materiale è stata ipotizzata lineare con dati di un HDPE generico ricavati dalla letteratura tecnica. Questo approccio è frutto di esperienze pregresse che hanno dimostrato che l’utilizzo questa metodologia semplificata rispetto alla modellazione del creep è conservativa. Nella figura 5 possiamo notare un modulo elastico apparente di 490MPa a 23°C, per una durata di applicazione del caricodell’ordine di alcuni giorni, un coefficiente di Poisson pari a 0,40 per una densità di 0,955kg/dm³.

La scelta della caratterizzazione del materiale è rilevante: in assenza di una norma di riferimento perfettamente aderente al caso, il CAE aiuta a costruire uno scenario di calcolo comunque ragionato e coerente con il comportamento atteso del materiale.

L’analisi ha portato a valutare un carico massimo prima del collasso pari a 776kgf. Questo valore è stato quindi assunto come specifica minima di carico per le successive verifiche. Ed è probabilmente il punto più importante: la simulazione non è stata usata solo per verificare una specifica esistente, ma per contribuire a definirla. In altre parole, il CAE ha aiutato a trasformare un problema aperto in un requisito tecnico misurabile. Qui il CAE non verifica il requisito: qui il CAE genera il requisito.

Una volta fissato il riferimento di carico, si è passati a una serie di analisi su modelli via via più evoluti: dal modello esistente di riferimento, attraverso diversi concept, fino al modello ottimizzato finale.

Attraverso il confronto delle curve di risposta forza-spostamento delle diverse soluzioni ipotizzate si è visto che le geometrie, anche quando sembrano concettualmente vicine, si comportano in modo differente.

La configurazione ottimale ottenuta rappresenta un redesign robusto che permette:

  • Riduzione di peso: -575g, pari a -21.5%.
  • Tempo ciclo da 60” a 40”
  • Resistenza all’impilamento aumentata
  • Migliorata la pulibilità
  • Mantenuta compatibilità di impilamento

In conclusione: la simulazione rappresenta uno strumento di scelta progettuale: consente di scartare concept meno promettenti e di indirizzare l’evoluzione verso configurazioni più robuste ed efficienti.

Caso Studio 2: Macchinario Raffreddamento Pasta

Il secondo case-study è relativo ad uno studio fluidodinamico di una macchina post-essiccazione di un impianto di produzione della pasta. L’obiettivo del cliente era ripensare la struttura del macchinario riducendone gli ingombri ed aumentandone l’efficienza energetica, mantenendo inalterate le prestazioni produttive.

La quantificazione dell’efficacia della produzione era una specifica non definita, pertanto mancava un criterio oggettivo per la verifica dell’impatto del redesign della macchina sulla produzione.

Si è proceduto quindi per passaggi successivi: in una prima fase è stato allestito un modello numerico che riproduceva il flusso dell’aria all’interno della macchina nello stato originario. Questo ha permesso di fornire al cliente sia una riprova dell’affidabilità del modello, dimostrata mediante comparazione tra risultati numerici e misurazioni sul campo, sia una quantificazione oggettiva del campo di velocità dell’aria sul prodotto da considerarsi come specifica per il successivo redesign.

Successivamente è stato svolto uno studio di ottimizzazione del redisign della macchina, progettato per consentire la riduzione degli ingombri. Dalle analisi numeriche è stato possibile sia identificare i dettagli progettuali che impattavano sull’efficienza energetica, proponendo modifiche correttive, sia garantire che l’efficacia produttiva venisse garantita ed ottimizzata. Il risultato è stato un redesign tale da soddisfare le specifiche di produzione definite nella precedente fase ed un sistema energeticamente più performante.


Benefici e Conclusioni

L’utilizzo di analisi CAE costringe a definire specifiche di progetto robuste.

Il ruolo nell’analista consiste nel guidare il dialogo con il progettista dalla fase di concept iniziale fino alla definizione del primo prototipo fisico. Da questo dialogo emergono gli aspetti critici che, quando affrontati in fase di progetto, consentono l’anticipazione di problematiche, sia implicite che esplicite. La corretta gestione di tali problematiche consente una riduzione significativa di tempi e costi di progetto.

L’analista pertanto non rappresenta un mero esecutore ma un partner strategico al fianco del progettista: lo aiuta a comprendere il sistema nelle sue modalità operative e ad identificare specifiche non immediatamente evidenti che prevengono criticità di progetto.

Se desideri scoprire come portare questi contenuti nella tua azienda, scrivici a pionieri@colibriteam.com

Capita spesso che le lezioni più significative emergano dai contesti più inaspettati. Una di queste ci è stata regalata durante un percorso di Design Thinking che abbiamo tenuto tra dicembre 2024 e marzo 2025 per un’importante azienda emiliana.

Nella giornata conclusiva, abbiamo chiesto ai partecipanti di individuare e condividere le parole chiave che, a loro avviso, rappresentavano i concetti fondamentali del Design Thinking appresi durante il corso. Accanto a termini come EMPATIA, TEAM, GESTIONE DEL TEMPO e FEEDBACK, ne è emersa una piuttosto curiosa: FRIGO.

Il frigo come metafora dell’empatia

Perché proprio “frigo”? I ragazzi ci hanno spiegato che, secondo loro, questa parola riassumeva perfettamente i contenuti espressi per illustrare la fase di empatia del Design Thinking.

Durante il corso abbiamo invitato i partecipanti a immedesimarsi nei panni dei clienti (le “personas” nel gergo del Design Thinking) e a ideare momenti di ascolto attivo sotto forma di interviste. L’obiettivo era porre domande empatiche, anche apparentemente lontane dal fulcro del progetto. Chiedere a una persona cosa tiene nel proprio frigorifero, ad esempio, può rivelare molto della sua organizzazione, delle sue priorità e dei suoi gusti. Questo approccio ci permette di comprendere come la persona interagisce con la propria quotidianità, aiutandoci a entrare in empatia con il cliente e a coglierne i bisogni più profondi. Le interviste simulate in aula, con comparse esterne che si calavano nel ruolo di clienti, hanno reso questa fase fondamentale un’esperienza concreta e memorabile.

Questo modo di procedere, meno tecnico e più orientato all’individuo, era decisamente lontano dalle consuete abitudini dei nostri “alunni”, e forse proprio per questo la parola “frigo” ha suscitato tanta curiosità.

La risonanza del “frigo” anche nel management

La sorpresa non si è limitata all’aula. Nella fase di restituzione e allineamento con il management, abbiamo presentato ai dirigenti il World Cloud delle parole chiave identificate dagli studenti. Anche loro hanno notato e si sono incuriositi di fronte alla parola “FRIGO”, chiedendoci spiegazioni.

Questo ci ha permesso di evidenziare non solo l’importanza cruciale dell’empatia con il cliente nel Design Thinking, ma anche il successo nell’insegnare ai partecipanti la creative confidence. L’obiettivo di spingerli a superare schemi prettamente tecnici e formali, per condividere sensazioni e percezioni personali – un aspetto fondamentale per l’innovazione disruptive che il Design Thinking persegue – è stato ampiamente raggiunto.


Il Design Thinking: un percorso di co-creazione

In fondo, il Design Thinking è proprio questo: un framework collaborativo, costruito con il team, che si basa sull’utilizzo della creatività, dell’ascolto e del confronto. Permette di sbagliare, il prima possibile e tutte le volte che serve, di testare e di iterare fino a ottenere la soluzione perfettamente “cucita su misura” per il nostro cliente.

Se ti va di raccontarci cosa hai nel tuo frigo o se desideri scoprire come portare questi preziosi contenuti nella tua azienda, scrivici a pionieri@colibriteam.com!

L’utilizzo dei software di analisi all’interno dei software CAD (Computer-Aided Design) è diventato sempre più diffuso nell’industria manifatturiera e in altri settori che richiedono l’analisi e la progettazione di componenti meccanici. Il FEM (Finite Element Method) è una tecnica di analisi numerica che utilizza la discretizzazione del dominio di interesse in sotto volumi, ognuno dei quali è descritto da un set di equazioni algebriche che rappresentano il comportamento fisico del materiale.

In questo articolo, esamineremo i vantaggi e gli svantaggi dell’uso dei software di analisi FEM all’interno dei software CAD.

Software Integrati:

i software integrati, che combinano funzionalità CAD e FEM in unica interfaccia utente, offrono un approccio olistico per il processo di progettazione e analisi. Sono pensati per semplificare il flusso di lavoro consentendo agli utenti di eseguire analisi direttamente sui modelli CAD, senza la necessità di esportare o importare i dati tra diversi software. 

Questo può migliorare l’efficienza e la coerenza del processo di progettazione e analisi. Alcuni esempi di software integrati sono Altair Inspire, Autodesk Nastran IN-CAD, Siemens NX e SolidWorks Simulation.

Software Specialistici:

i software specialistici, d’altra parte, sono dedicati specificamente a un aspetto particolare dell’analisi, come l’analisi strutturale, l’analisi termica o l’analisi del flusso dei fluidi. Questi software sono sviluppati per fornire funzionalità avanzate e specializzate in un determinato settore o dominio di applicazione. Possono offrire una maggiore precisione e dettaglio in specifici ambiti di analisi ma l’utente ha la necessità di apprende l’utilizzo di un’interfaccia proprietaria. Alcuni esempi di software specialistici includono MSC Nastran, ANSYS, Hypermesh, Abaqus, COMSOL, e Calculix (software opensoure).

È importante notare che sia i software integrati che quelli specialistici possono fornire risultati precisi e accurati quando utilizzati correttamente, con inserimento di  dati di input e impostazione del contesto di analisi adeguati. La scelta tra i due dipenderà dalle esigenze specifiche del progetto, dai dettagli fisici che l’analisi richiede e dalle preferenze e competenze personali dell’utente.

Inoltre, vale la pena considerare che in alcuni casi può essere necessario utilizzare software specialistici per affrontare problemi altamente complicati o particolari, mentre in altri casi i software integrati possono essere più che sufficienti per soddisfare le esigenze di progettazione e analisi.

Vantaggi dei software integrati :

  1. Risparmio di tempo e costi: L’uso di software FEM all’interno dei software CAD consente di effettuare analisi complicate in modo più rapido ed efficiente. Questo grazie soprattutto ad una curva di apprendimento più veloce all’utilizzo dell’interfaccia software che è la stessa del CAD. Ciò riduce i costi del progetto e del tempo impiegato per l’analisi del prototipo virtuale.
  2. Maggiore flessibilità nella progettazione: L’uso di software FEM all’interno dei software CAD consente di valutare le prestazioni del prodotto durante la fase di progettazione, il che consente di apportare modifiche tempestive e migliorare il prodotto.
  3. Possibilità di sfruttare appieno le potenzialità dell’ottimizzazione di forma: generative design. Al termine della fase di generazione della forma ottimale questa è immediatamente disponibile al progettista in ambiente CAD per la finalizzazione della stessa al fine della finalizzazione tecnologica del prodotto.

Svantaggi dei software integrati:

  1. Costo del software: i software FEM sono costosi rispetto ai software CAD, il che potrebbe limitare l’accesso ai piccoli progetti o alle PMI con budget limitati, anche se attualmente le software house stanno cambiando la politica offrendo utilizzi Pay per Use più convenienti.
  2. L’accuratezza dell’analisi FEM dipende dalla correttezza dei dati di input e il fatto di poterli introdurre facilmente può condurre a una sottovalutazione dell’influenza di tali dati sul risultato ottenuto. Se i dati di input non sono accurati o errati, l’analisi FEM fornirà risultati non veritieri.
  3. La facilità di apprendimento dell’uso da parte degli utenti di analisi può portare alla sottovalutazione dell’importanza di effettuare adeguata formazione per quanto riguarda l’impostazione dell’analisi e alla valutazione critica dei risultati ottenuti.

L’ultimo aspetto su cui vorrei focalizzare l’attenzione è che c’è una presunta maggior precisione e l’accuratezza dei software integrati rispetto ai software specialistici. Questi dipendono da diversi fattori, come la tipologia dell’analisi richiesta, la specificità del dominio di applicazione e la qualità dell’implementazione del software stesso. Non esiste una risposta generale che si applichi a tutti i casi, poiché ogni software può avere punti di forza e debolezza specifici a prescindere dal fatto di essere integrati o meno nel CAD. 

In conclusione, la precisione e l’accuratezza delle analisi ottenute tramite software integrati e specialistici possono variare a seconda del contesto specifico e dei requisiti del progetto e non dipendono in modo diretto dal software utilizzato ma da come l’utente lo utilizzi. La scelta migliore dipenderà dalla natura dell’analisi e dalle specifiche esigenze della simulazione da eseguire.

Ne consegue che il senso critico, l’analisi ponderata e l’importanza di non lasciarsi condizionare dalle “mode” sono caratteristiche importanti nella scelta più adeguata.  

Sotto si riportano alcuni esempi di interfacce di alcuni software commerciali e un esempio di software opensource.

ANDREA MINO

Engineering & Simulation

I percorsi formativi che si possono fare sono tantissimi, così come le metodologie.

Apprendiamo in ogni momento della nostra vita, però da osservazioni dei più noti pedagogisti e psicologi, la formazione più potente è quella carica di emozione.

L’esperienza dell’outdoor è sicuramente una metodologia ricca rispetto a una esperienza emozionale.

Forse non tutti sanno che, citazione dotta della Settimana enigmistica, l’outdoor per molto tempo è stato pensato e utilizzato come un evento ludico che l’azienda proponeva a fine anno o a metà anno per condividere obiettivi, risultati e strategie.

La cenerentola della formazione, ma principessa adorata dalle organizzazioni, negli ultimi anni ha brillato di un nuovo senso formativo: il piacere.

L’esperienza fuori dalle mura aziendali, in contesti naturali o tra le vie colorate di una città, è  un apprendimento multidimensionale zippato, non per questo meno potente in termini di memorizzazione, anzi.

I processi stimolati da andare in barca con i colleghi, cimentarsi in un trekking con tiro con l’arco, o progettare un prototipo con materiali presi dalla natura stimola processi mentali, relazionali ed emotivi.

Perchè queste sono le caratteristiche di un outdoor training; attività pratiche che stimolano un apprendimento multidimensionale.

Naturalmente la fase di debrief deve essere bilanciata, efficace e maieutica.

Mantenere il giusto equilibrio tra magia dell’esperienza e riflessione che sedimenta sul corpo e nella memoria, un episodio intenso condiviso con i colleghi.

Complice la pandemia, che ha rinchiuso i nostri corpi e le nostre menti in modo traumatico per molto tempo, nell’ultimo anno come Colibrì abbiamo quadruplicato i nostri outdoor, sviluppando competenze nella regia organizzativa….divertendoci. 

E’ quindi tempo di tornare a giocare, imparando come fanno i bambini e come i bambini ricorderemo quello che ci serve quando serve.

Non importa che l’esperienza fatta sia memorabile o meno, la forza sta proprio nella metodologia.

Cooking, trekking, giochi senza frontiere, costruzioni in location suggestive, orienteering in città d’arte, project experience, tecniche primitive, yoga, tiro con l’arco,……..

Il corpo insegna e forse ce ne eravamo dimenticati. Questo corpo che spesso nelle organizzazioni è relegato dentro il quadrato della scrivania, diventa il Maestro.

E noi quel corpo,se volete … lo portiamo fuori !

FABRIZIA NERI People Managemen