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E’ ormai noto che il CRM (Customer Relationship Management) è un insieme di strategie, processi e tecnologie utilizzate dalle aziende per gestire e migliorare le relazioni con i propri clienti.

E’ ormai noto che consente alle organizzazioni di raccogliere informazioni sui clienti, analizzare i dati e utilizzare queste informazioni per personalizzare i servizi e migliorare la loro esperienza complessiva con l’azienda.

E’ ormai noto che il CRM consente alle aziende di tracciare le vendite, le attività dei clienti e le campagne di marketing, fornendo una panoramica completa delle attività dell’azienda.

E’ anche noto che Il CRM può essere implementato utilizzando diverse tecnologie e software, tra cui soluzioni basate su cloud, e che le aziende possono scegliere la soluzione CRM più adatta alle loro esigenze, tenendo conto di fattori come il budget, le dimensioni dell’azienda e il livello di personalizzazione richiesto.

Ma diversi studi e ricerche hanno evidenziato che i progetti CRM possono affrontare sfide significative che potrebbero portare a risultati inferiori alle aspettative. Alcuni report indicano che la percentuale di fallimento dei progetti CRM può variare dal 30% al 70%, a seconda delle circostanze specifiche.

Non esiste un dato preciso e costante che rappresenti l’insuccesso dei progetti CRM in generale. Le principali ragioni dell’insuccesso dei progetti CRM possono includere:

Mancanza di coinvolgimento dell’azienda: un’implementazione di successo richiede l’impegno e la partecipazione attiva della leadership aziendale e dei dipendenti a tutti i livelli. La mancanza di coinvolgimento può portare a una scarsa adozione del sistema CRM e a una mancata integrazione nella cultura aziendale.

Scarsa pianificazione e strategia: una pianificazione insufficiente e una strategia inadeguata possono compromettere l’efficacia del progetto CRM. È fondamentale stabilire obiettivi chiari, definire le esigenze dell’azienda e identificare i processi di business che richiedono miglioramenti.

Mancanza di competenze tecniche: la mancanza di personale qualificato e di competenze tecniche specifiche per la gestione e l’implementazione del CRM può compromettere il successo del progetto. È essenziale disporre delle risorse adeguate e della formazione necessaria per garantire una corretta gestione del sistema CRM.

Problemi di integrazione dei dati: l’integrazione dei dati provenienti da diverse fonti aziendali può essere complessa. Senza una corretta integrazione e pulizia dei dati, si rischia di ottenere informazioni incomplete o non affidabili, compromettendo l’efficacia del CRM.

Resistenza al cambiamento: a resistenza al cambiamento da parte dei dipendenti può ostacolare l’adozione del sistema CRM. È importante coinvolgere i dipendenti fin dalle fasi iniziali del progetto, fornire formazione adeguata e comunicare i vantaggi che il CRM porterà all’azienda e alle loro attività quotidiane.

È fondamentale sottolineare che l’insuccesso dei progetti CRM non è inevitabile. Con una pianificazione adeguata, una strategia chiara, una corretta gestione del cambiamento e l’attenzione ai fattori critici di successo, le aziende possono ridurre il rischio di insuccesso e massimizzare i benefici del CRM.

Un consulente può svolgere un ruolo chiave nel migliorare le probabilità di successo di un progetto CRM. Ecco come un consulente può aiutare:

Valutazione delle esigenze aziendali: un consulente può condurre un’analisi dettagliata delle esigenze dell’azienda, comprendendo i processi aziendali, le sfide esistenti e gli obiettivi di business. Questa valutazione approfondita aiuta a definire le priorità e a identificare le funzionalità necessarie per il sistema CRM.

Consulenza strategica: un consulente può aiutare a definire obiettivi chiari, sviluppare una roadmap di implementazione e suggerire le migliori pratiche per massimizzare il valore del CRM.

Personalizzazione e implementazione: un consulente può supportare l’azienda nell’implementazione del sistema CRM, personalizzandolo in base alle esigenze specifiche dell’azienda; configurare il sistema, creare flussi di lavoro personalizzati, definire regole di automazione e integrare il CRM con altri sistemi aziendali.

Formazione e supporto: un consulente può fornire formazione e supporto al personale sull’utilizzo del CRM. Possono creare materiali formativi, condurre sessioni di formazione e offrire supporto continuativo per garantire che i dipendenti acquisiscano le competenze necessarie per utilizzare il CRM in modo efficace.
Monitoraggio e miglioramento: Un consulente può aiutare l’azienda a monitorare le metriche chiave e a valutare l’efficacia del sistema CRM. Possono analizzare i dati, identificare aree di miglioramento e fornire raccomandazioni per ottimizzare le performance del CRM e migliorare la customer experience.

Gestione del cambiamento: un consulente può supportare l’azienda nella gestione del cambiamento associato all’implementazione del CRM. Possono aiutare a comunicare i benefici del CRM ai dipendenti, affrontare la resistenza al cambiamento e promuovere l’adozione del nuovo sistema.

In sintesi, un consulente esperto può fornire competenze specializzate, esperienza e best practice per aiutare un’azienda a evitare i rischi associati all’implementazione di un progetto CRM; svolgendo un ruolo di guida nell’intero processo, per consentire all’azienda di massimizzare il valore del CRM e ottenere risultati di successo.

MIRELLA FILIPPI CRM & Marketing Managemen

È bello condividere la #CrescitaContinua del nostro #Team.
Questa volta si tratta di un arricchimento di #competenze!
Le nostre #ColibrìGirls hanno acquisito la #AgileCoachCertification con ICAgile e agile42 [ICP-ACC] :))
#Congratulazioni a Annalisa DelnevoCLAUDIA MIANI e Fabrizia Neri per questo #traguardo e un grazie agli #AgileInstructorsGaetano Mazzanti e Matteo Carella :))

#agile#AgileCoach#AgileCoaching#Coaching
#applausi#risultati

Una delle frasi più comuni in azienda quando chiedi di portare nuove idee, trovare soluzioni o pensare le cose in modo diverso è: “Non sono creativo, … per quello c’è il mio collega, … mia sorella era la creativa in famiglia, … la creatività non fa business quindi non mi interessa”  … e frasi simili.

Questi pregiudizi hanno in comune la scarsa fiducia nel proprio potenziale creativo e, come sottolineano i fratelli Kelley, creatori dell’azienda di Global Design IDEO, questo recupero del proprio potenziale creativo si genera costruendo ambienti di fiducia creativa.

IDEO lavora sul cambiamento attraverso il design, nello specifico Design Thinking, e considera elemento base la Creative Confidence (letteralmente fiducia creativa), il cuore dell’innovazione a servizio della crescita e della agilità organizzativa. Il clima generato da una sicurezza psicologica e da una fiducia creativa permette di passare all’azione e di generare gruppi creativamente sicuri.

Nella nostra esperienza come Colibrì Team abbiamo utilizzato il Design Thinking e abbiamo raccolto alcuni fondamentali elementi che permettono di generare la “Creative Confidence”.

DIVERTIRSI: elemento essenziale della creatività è il divertimento. Proprio come per i bambini, usare la creatività deve avere una funzione divertente e giocosa, quindi apparentemente senza scopo. Recuperare il bambino sognatore, aprirsi all’ozio!

IMPARARE FACENDO: inizia a fare, non avere timori e oltrepassa la paura del risultato. Fare esperienza anche dell’errore, dell’imperfetto, del raggiungere qualcosa che non ha nome. Questo è fare prima di pensare. Come dice il maestro Yoda in Guerre stellari “Fare o non Fare! Non c’è provare”.

ESSERE CURIOSI / OSSERVARE I DETTAGLI: entrare nei panni di un investigatore. Come Sherlock Holmes, allenare l’attenzione al dettaglio, dedicare tempo all’osservazione della natura, di una persona, di un oggetto. Allenare l’occhio della mente, osservare senza incasellare in categorie conosciute può essere difficile ma ne vale la pena.

TENERE SEMPRE IN TASCA UN NOTES: evitare di prendere appunti sul Samsung notes del telefono o di mandarsi una mail per non perdere quella informazione. Dobbiamo recuperare la nostra manualità nello scrivere, prendere appunti, creare uno schizzo. A volte abbiamo belle idee perché l’ispirazione e l’apertura mentale è arrivata in un momento in cui non pensavamo di averne bisogno … quindi scrivere, appuntare, disegnare!

OVER-PRODUCTION DI IDEE: quando le idee sono “abbondanti” e facili, e tu (e il tuo team) ne avete una dozzina al giorno, non c’è bisogno di diventare “territoriali” su di esse. E se un’idea che avevi si fonde con altre, non è un problema ,,, anzi! Ci sono molte idee dove ne è nata almeno una e l’intero gruppo condivide il merito. L’apprendimento in gruppo di strumenti e metodi di creatività e la generazione di moltitudini di idee aumenta la spirale di fiducia creativa … e questo l’abbiamo sperimentato ancora nella  nostra esperienza di Design thinking come Colibrì Team. 

CREARE L’AMBIENTE FISICO ADATTO: costruire l’ambiente “fisico” per avere ispirazione, mettere un quadro, inserire delle piante, dipingere una parete, usare immagini-forme-colori che stimolino il cervello verso una apertura creativa. Trasformare lo spazio che si condivide con i colleghi in un ambiente “poetico”.

CREARE L’AMBIENTE EMOTIVO: dare e chiedere fiducia, abbandonare la paura di sbagliare per creare una nuova cultura dell’errore. L’errore è fonte di apprendimento, innovazione, evoluzione che genera un universo di possibilità; la scintilla di questo fenomeno di possibilità è proprio il coraggio creativo di un membro del team, che non teme giudizio.

ALLENARSI … Allenarsi … Allenarsi: la semplice decisione di essere creativi non garantisce la creatività. Come ogni relazione, la relazione con la creatività (e la creatività degli altri nella tua organizzazione) richiede un po’ di lavoro. Fare un contratto con l’artista che è dentro di noi e rispettarlo, con disciplina e divertimento.

Dobbiamo recuperare il bambino creativo, e far crescere l’adulto artista assieme agli altri rendendo la creatività un atto collettivo e non solo individuale.

Buona riscoperta!!

FABRIZIA NERI Coaching. Training & People Managemen 

Qualche tempo fa, in occasione della 6a edizione di Innovare per Competere con Annalisa Delnevo e Marco Lazzari, valorosi consulenti, cari amici e Colibrì velagili, abbiamo scritto un libricino sul Design To Cost che mi piace riprendere e citare parzialmente qui per i lettori del nostro Blog 

Il libro era articolato in forma di dialogo; un dialogo tra la consulente Costanza e il suo bimbetto Federico … Ne trovate qui di seguito un pezzettino, semplificato nella forma, e reso più discorsivo ma sempre in tono “semplice, come se il Design To Cost fosse spiegato ad un bambino”.

Partiamo dalla definizione di Sviluppo Nuovo Prodotto.

SNP è un insieme di attività e strumenti che permette alle aziende di creare nuovi prodotti o servizi; ci deve essere almeno un processo e c’è bisogno di una organizzazione in modo da consentire la creazione dei nuovi prodotti con livelli qualitativi, costi e tempi definiti. Il processo SNP si potrebbe immaginare come l’insieme delle tappe di un percorso che parte dai Bisogni del Cliente e torna al Cliente sotto forma di oggetto che realizza i suoi desideri, nella fase di commercializzazione.

I vincoli estremamente importanti da rispettare sono 3: il Costo, il Tempo e il livello di Performance attesa (il soddisfacimento delle specifiche).

Il Costo (finale) del prodotto è determinato dalle scelte che si fanno durante lo sviluppo delle attività del percorso. Se affrontiamo ognuna di queste con lo spirito del Design To Cost l’azienda riuscirà a fare un prodotto davvero competitivo! Anche il Tempo ci può aiutare: se quello che impieghiamo a fare un Nuovo Prodotto, il Time To Market (TTM), è breve e ci permette di arrivare prima dei concorrenti con qualcosa di nuovo, si dice che “acquisiamo più competitività”. E sulla Performance che dire … non possiamo fare cilecca, il Cliente la dà quasi per scontata.

Il VALORE esprime il concetto di QUANTO il nostro Cliente è disposto a pagare per il nostro prodotto … e di quanto sarà grande il nostro guadagno dopo che l’avremo venduto!

Dobbiamo capire COSA il Cliente vuole e COME lo vuole; e se riusciamo anche a quantificare le sue aspettative in termini “economici” siamo davvero bravi!

In genere si usano principalmente 3 strumenti, che coinvolgono il Cliente in modo diverso e che richiedono anche alla stessa azienda diverso impegno di risorse:

1. Focus Group

2. Mappe degli Attributi

3. QFD (Quality Functional Deployment)

Prima di incontrare il Cliente, bisogna però riuscire a valutare tutti i costi aziendali e costruire una “Cost Breakdown Structure” (CBS) del prodotto ancor prima di progettarlo, considerando non solo i costi di “Manufacturing” ma anche quelli di “Utilizzo” e quelli di “Dismissione a fine vita”. In questo modo ho chiaro qual’è il mio Total Life Cost (TLC, o Lyce Cycle Cost LCC).

E poi bisogna conoscere/stimare i volumi di produzione (che il mercato assorbirà) e il profitto che l’azienda vorrebbe generare su quel prodotto

Bisogna poi considerare che il Cliente generico attribuisce un VALORE assolutamente diverso ed è disposto a pagare cifre assai diverse per avere una Ferrrari o uno shampoo. 

Nelle figure 6 e 7 è rappresentata la differenza principale nella definizione del costo per le tipologie di prodotti “commodities” come lo shampoo o “differenziati” (Non Commodities) come la Ferrari.

Il Design To Cost  (DTC)

E’ dunque uno strumento di natura strategica che serve ad ottimizzare simultaneamente i parametri con i quali il mercato valuta un prodotto o un servizio: qualità, costo e tempo di consegna.

Si basa sulle specifiche del prodotto che si vuole ottenere e non rappresenta una tecnica per il controllo periodico dei costi. Anche se può essere utilizzato per guidare un re-engineering pesante del prodotto. E’ un processo: 

  • Iterativo: si ripete finché i costi del prodotto non raggiungono il target prestabilito
  • di Concurrent Design: portato avanti da un Team multidisciplinare
  • e soprattutto non è “Cost Reduction” fatta a posteriori, dopo che la Progettazione è stata completata!

Il Design-To-Cost è un insieme di metodologie che ha l’obiettivo di definire e considerare il #TargetCost come un parametro indipendente del prodotto/servizio; il target deve essere raggiunto durante lo sviluppo di un prodotto, dalla progettazione al manufacturing. Nel DTC, le valutazioni di costo diventano parte integrante dei requisiti estesi del prodotto/servizio. Bisogna usare un approccio sistematico al controllo dei costi, in ogni fase del LifeCycle di prodotto, prendendo le giuste decisioni sull’intero ciclo di vita del prodotto già durante la fase di progettazione per evitare costi inutili nelle fasi successive, visto che  il design determina una parte sostanziale del costo del prodotto (ca. il 70% del costo finale).

DTC in pillole

… Se si è in tanti e tutti assieme si fa meglio e prima! Ci vuole un approccio cross-funzionale con esperti di produzione, di montaggio e progettisti qualificati. E tutti INSIEME BISOGNA parlare di:

– istruzioni e sequenze di lavorazione

– dati storici e analisi statistiche

– manuali tecnici descrittivi x forma e similitudini tecnologiche

– riduzione del numero e del costo dei componenti (Prodotto più “robusto” con “meno pezzi”)

Devono fare Stime dei costi di produzione. E anche per l’assemblaggio: 

– analisi della sequenza 

– modifiche sui componenti x ottimizzare le sequenze 

– valutazione dell’impatto di ciascuna decisione sugli altri fattori 

Per finire con un altro giro di Brainstorming con analisi economica 

1. CREATIVE IDEA GENERATION

bisogna mettersi intorno ad un tavolo con un problema chiaro da risolvere … e provare ad essere bimbi e a non avere vincoli, lasciare la mente libera di immaginare le soluzioni più matte.

E’ ovvio che per avere una buona “idea quality” bisogna che vengano definite alcune regole. Bisogna mettere in pista tanta tanta Creatività! 

La gente comune crede che la creatività sia solo una dote naturale, ma ignora che ci sono varie tecniche “di pensiero laterale” per stimolarla. E si può fare anche in modo tecnologico mettendo il “Protocollo Online”, condividendo le “Regole di Brainstorming” su whatsapp, ma soprattutto in modo attivo e interattivo “Mettendo in discussione gli approcci sistematici” e facendosi aiutare da una “Moderazione attiva”

Si creano così sessioni di grande energia da cui nascono tante idee, e tante di buonissima qualità! Gli Obiettivi di queste sessioni (quando sono finalizzate al DTC) sono principalmente tre:               

1. Sviluppare una comprensione comune dei sottoinsiemi 

2. Sviluppare idee iniziali per la riduzione dei costi 

3. Determinare i  passi successivi

2. DFMA (Design For Manufacturing & Assembly)

Si tratta di capire come progettare (Design) i singoli componenti in modo da (For) semplificare la loro manifattura (Manifacturing) e il loro assemblaggio finale (Assembly), in modo da ridurre i costi di fabbricazione e di assemblaggio: le cose semplici costano poco! …anche se a furia di ridurre i pezzi si possono creare delle complicazioni difficili da produrre. 

L’obiettivo è trovare il miglior equilibrio tra numerosità delle parti, facilità di assemblaggio e producibilità; all’inizio il processo è divertente, ma a volte può diventare noioso. Bisogna essere molto metodici, fare rigorose “Iterazioni sistematiche della progettazione passo-passo” e  sforzarsi di valutare voci di costo legate al processo di produzione quando sono appena all’inizio della progettazione. E in questo caso bisogna pensare non solo alle componenti di costo DIRETTE (dipendenti cioè dalla quantità e tipologia di componenti da produrre) ma anche a quelle INDIRETTE, le più insidiose, presenti solo perchè sto lanciando un determinato processo produttivo!

In generale se penso al processo manifatturiero posso considerare almeno 4 voci di costo:   a. materia prima   b. operazioni   c. accessori   d. set-up

Quindi se voglio ridurre il costo di un assieme di 10 componenti, dovrò ridurre queste 4 voci di costo per ognuno di loro.

3. VALUE ANALYSIS

Anche l’approccio AV è caratterizzato dal rigore dell’attività interdisciplinare che deve definire il coefficiente di valore, rapporto tra l’utilità delle funzioni ed i costi complessivi degli elementi.

Il metodo dell’analisi del valore si articola in cinque fasi:

1. fase informativa

2. fase creativa

3. fase analitico-selettiva

4. fase di sviluppo delle proposte selezionate

5. fase di presentazione delle soluzioni

… To Be Continued!

Vi siete incuriositi?

Allora tornate il prossimo mese a leggere le prossime 4 pillole della seconda puntata di DTC 🙂

E se volete una copia gratuita del libro, richiedetelo secondo le modalità illustrate qui:

http://www.consulenzemanageriali.com/dtc.html

Se invece non riuscite a resistere e volete assolutamente saperne di più, … chiamateci!!  😉

a presto,

Claudia Miani

Innovation & Management Advisor

CLAUDIA MIANI – Innovation & Management Advisor